“Legami”, la prima mostra italiana di Terézia Krnáčová

“Legami”, la prima mostra italiana di Terézia Krnáčová

Colori, forme, disegni, abiti, carta, cotone: sono queste le immagini che colpiscono l’occhio di un visitatore curioso che, in un giorno come tanti, tra il 9 ed il 18 novembre, si sofferma davanti alla galleria Seven’s.bo per ammirarne lo scenario. Questa stazione per i viaggiatori di idee, infatti, apre le sue porte a “Legami”, la

Colori, forme, disegni, abiti, carta, cotone: sono queste le immagini che colpiscono l’occhio di un visitatore curioso che, in un giorno come tanti, tra il 9 ed il 18 novembre, si sofferma davanti alla galleria Seven’s.bo per ammirarne lo scenario. Questa stazione per i viaggiatori di idee, infatti, apre le sue porte a “Legami”, la prima mostra italiana della venticinquenne artista slovacca Terézia Krnáčová, curata da Jana Lišková in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica Slovacca a Roma e l’Istituto culturale slovacco.

Partendo dal titolo stesso della mostra, “Legàmi”, l’artista, con le sue opere realizzate appositamente per l’occasione espositiva, pone al suo pubblico un primo quesito, facendoli riflettere sulla natura ed il significato del suo progetto: si tratta di una mostra sui legami affettivi o propone qualcosa di diverso? La risposta si ha non appena si entra in questo luogo d’incontro.

Le sue opere si sviluppano partendo da problemi sociali, ambientali e dalla relazione che sussiste tra gli esseri umani; è la sua volontà di animarli attraverso un’installazione tessile-cartacea a segnare il passo successivo. L’artista, infatti, è una studiosa d’arte e questa mostra rappresenta il risultato finale di un particolare progetto, basato sul suo interesse verso le connessioni possibili che possono esistere tra materiali e tecniche artistiche differenti con processi propri del tessile.

Il visitatore, si chiede, così, se gli indumenti possano davvero rappresentare il carattere di una persona. È proprio da questo presupposto che parte l’artista quando decide di creare una vera e propria analisi dell’abbigliamento come prodotto comunicativo complesso; sfrutta il legame dei fili che si intrecciano in modo impeccabile per mostrare come questi siano capaci di evocare delle sensazioni e delle emozioni, nonché di trasformare l’uomo da persona a personaggio.

Supera il concetto stesso di arte contemporanea, vista oggi come mero strumento per rappresentare gli aspetti negativi della nostra società. L’artista, infatti, in modo esplicito, ci presenta un’arte rigenerativa, innovativa, positiva.

Terézia, nel suo percorso formativo, ha avuto inoltre la possibilità di utilizzare uno dei tre macchinari disponibili in tutta Europa destinati alla stampa di tessuti per fini artistici. Questo le ha permesso di sperimentare, utilizzando la tecnica del cucito non più come necessaria per realizzare abiti con la sola funzione di copertura degli uomini, ma ne fa uno strumento espressivo, di decodifica. Come i QR code, che permettono all’utente di decodificare le informazioni in un sol secondo, così l’abbigliamento diventa oggetto di studio, capace di esteriorizzare, sulla base delle nostre percezioni, ciò che l’uomo, ‘abitante’ di quel tessuto, ha di più intimo.

Al termine del percorso di questa mostra, l’artista pone al visitatore una riflessione: “Ogni anno vengono prodotti circa 80 milioni di nuovi capi. Riuscite ad immaginare le immense risorse necessarie alla produzione in termini di terre coltivabili, risorse idriche, bestiame e forza lavoro? Tutti sappiamo del fast food, ma nessuno parla della fast fashion che, seppur con sistemi diversi, produce ugualmente beni di consumo sfruttando risorse materiali e umane”.

Il tema del riciclo, è un tema fondamentale da trattare in un presente in cui nessuno si pone questo quesito, perché inghiottiti da un sistema che pone in primo piano altre questioni, come l’acquisto immediato dell’ultimo cellulare. Lascia al pubblico un pensiero che, al termine della mostra, diventa il punto focale nella mente dello spettatore.

Ogni indumento della mostra, infine, è una commistione di ricerche effettuate sul capo: un miscuglio di cotone, di carta, sapientemente riciclati; un dipinto di impronte, con propri colori e forme; un legame tra fili di tessuto, che si intrecciano perfettamente; un sostegno indispensabile per quel personaggio che consapevolmente sceglie di ‘vestire’ quel corpo.

Rossella Di Venere
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