Le opere di Carlo Goldoni nei teatri slovacchi

Le opere di Carlo Goldoni nei teatri slovacchi

Il primo dicembre 2016, presso il Teaching Hub di Forlì, si è tenuta una conferenza sulla figura di Carlo Goldoni nei teatri slovacchi. L’ospite d’onore, Karol Mišovic, docente dell’Accademia di Arti Performative (VŠMU) e ricercatore dell’Istituto Teatrale a Bratislava, ha spiegato come uno dei più grandi drammaturghi italiani del XVIII secolo ha influenzato la produzione

Il primo dicembre 2016, presso il Teaching Hub di Forlì, si è tenuta una conferenza sulla figura di Carlo Goldoni nei teatri slovacchi. L’ospite d’onore, Karol Mišovic, docente dell’Accademia di Arti Performative (VŠMU) e ricercatore dell’Istituto Teatrale a Bratislava, ha spiegato come uno dei più grandi drammaturghi italiani del XVIII secolo ha influenzato la produzione teatrale slovacca, nonostante questa si sia sviluppata solo a partire dal 1920.

L’evento è stato organizzato dal Lettorato di lingua e cultura slovacca in collaborazione con il Consolato Onorario della Repubblica slovacca di Forlì e l’Istituto Teatrale di Bratislava, e si è tenuto in lingua slovacca. Tre studentesse di slovacco del terzo anno del Corso di Laurea in Mediazione Linguistica Interculturale dell’università di Bologna (Beatrice Ricci, Rossella Di Venere e Luna Speranzini) lo hanno interpretato in italiano per gli ospiti presenti, mettendo alla prova le conoscenze apprese a lezione.

Nella storia del teatro, Goldoni non è conosciuto solo come l’autore di numerose commedie, ma è noto soprattutto per essere il riformatore della commedia dell’arte italiana. La sua riforma consisteva principalmente nel miglioramento della commedia e dei suoi personaggi, nella rimozione dei tipi stereotipati, nell’eliminazione delle maschere e di un’improvvisazione fine solo a se stessa, ma anche nel cambiamento degli scenari e nell’introduzione di un testo. Molti oppositori non sopportavano che Goldoni rappresentasse gli aristocratici come nullafacenti, boémienne e truffatori. La gente comune delle piazze e delle strade italiane, la gente semplice che vive del proprio lavoro, infatti, viene portata sui palcoscenici, dove tutti possono vedere i loro errori e difetti, ma anche le loro virtù, che alla fine prevalgono su tutto. Goldoni non vuole essere un moralista, ma solo un educatore ai principi e alla filosofia dell’illuminismo.

Ben presto in Slovacchia il nome di Goldoni viene associato al genere comico e negli anni 50 del secolo scorso, ben 14 registi hanno rappresentato in modi differenti le opere del drammaturgo italiano. In confronto all’epoca precedente lo si considera un salto incredibile, tuttavia questi anni sono da ricordare, non tanto per la quantità di opere messe in scena, quanto per la nuova interpretazione che offrono.
Durante la conferenza si è potuto notare come l’attenzione di Mišovic nei confronti della figura di Carlo Goldoni nasca da un interesse profondo verso la sua capacità intrinseca di fornire un quadro completo del genere umano. Mišovic ha anche spiegato la storia del teatro slovacco, condizionato molto dalle direttive dettate dai diversi regimi in vigore, e ha sottolineato come il problema della mancanza di traduzioni di opere drammatiche, un problema presente fino agli anni ’40, abbia rallentato la produzione teatrale slovacca.

Partendo da La Bottega del Caffè, primo testo messo in scena sui palcoscenici slovacchi, Karol Mišovic fa un breve riassunto delle opere principali di Goldoni che, in un modo o nell’altro, hanno lasciato un segno nell’ambiente teatrale slovacco. La Locandiera, opera teatrale realizzata in Slovacchia durante la seconda guerra mondiale, viene percepita come un antidoto contro le difficoltà dovute al conflitto. Tuttavia questa ha permesso ai sostenitori del regime socialista totalitario di avvalersi della simpatia che Goldoni nutriva per la gente comune per ridicolizzare la nobiltà: si introduce così l’idea del realismo socialista. Nel 1989 in Europa centrale crolla il regime comunista e la gente smette di andare a teatro. Successivamente, con I rusteghi, vengono introdotte diverse e importanti novità: il carattere apolitico, la teatralità e il ritmo vivace. Caratteristiche che attirano un vasto pubblico.

Con La vedova scaltra, invece, nasce un linguaggio teatrale spontaneo, ma è Il ventaglio l’opera teatrale su cui il docente si sofferma di più. Messa in scena dal regista Karol Zachar, viene ricreata l’atmosfera di una piazza soleggiata italiana. Durante le sue rappresentazioni, il regista ha perfino concesso agli attori di improvvisare, pratica che in quel periodo non era possibile fare neanche nelle commedie. Zachar ha sottolineato il principio del “teatro nel teatro” e con le sue opere gli attori hanno riallacciato un contatto diretto con gli spettatori. Si trattava di una grande novità per quell’epoca.

L’universalità di Goldoni viene mostrata anche ne Il servitore di due padroni, in cui Zachar ambienta la commedia non nella Venezia di Goldoni, bensì nella Bratislava del XVIII secolo.
Mišovic, infine, termina il suo excursus parlando de Le baruffe chiozzotte, commedia messa in scena da Peter Mikulik, che fu recepita negativamente dalla critica, in quanto si sospettava che fosse di diretta ispirazione dell’opera Le baruffe chiozzotte del regista italiano Giorgio Strehler, ispirazione derivata non soltanto dalla scenografia, ma anche dal modo di dirigere alcune scene.
Pertanto, da come si evince, il passo verso la percezione ed interpretazione delle opere di Goldoni non è avvenuto in modo lineare, in quanto i registi non erano sempre in grado di cogliere pienamente il genio e la novità di Goldoni.
La conferenza è terminata dopo un confronto costruttivo che ha visto come protagonisti il docente slovacco e gli spettatori. Ora spetta ai giovani imparare dal passato e realizzare grandi cose, raggiungendo alte vette ed esplorando terreni non ancora battuti.

Posts Carousel

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *

Cancel reply