Agosto 1968: per non dimenticare

Agosto 1968: per non dimenticare

Il 2018 è un anno di grandi ricorrenze per Slovacchia e per la Repubblica Ceca. Si ricordano, infatti, il centesimo anniversario della nascita della prima Repubblica Cecoslovacca (1918), il cinquantesimo anniversario della Primavera di Praga (1968), e il trentesimo anniversario della Rivoluzione di Velluto è alle porte (1989). Per questa occasione, il 27 aprile, presso

Il 2018 è un anno di grandi ricorrenze per Slovacchia e per la Repubblica Ceca. Si ricordano, infatti, il centesimo anniversario della nascita della prima Repubblica Cecoslovacca (1918), il cinquantesimo anniversario della Primavera di Praga (1968), e il trentesimo anniversario della Rivoluzione di Velluto è alle porte (1989).
Per questa occasione, il 27 aprile, presso il Dipartimento di Traduzione e Interpretazione del Campus di Forlì dell’Università di Bologna, si è svolta la conferenza dal titolo “Agosto 1968 attraverso gli occhi dei documentaristi slovacchi” tenuta da Zuzana Nemčíková, docente di lingua slovacca dell’Università La Sapienza di Roma.

La docente ha ripercorso, insieme agli studenti di lingua slovacca, gli eventi storici che hanno caratterizzato la storia recente dell’ex Repubblica Cecoslovacca e in seguito ha attirato l’attenzione degli studenti attraverso la proiezione, nella seconda parte della conferenza, di un documentario storico intitolato Tryzna. Esso è la testimonianza reale di un periodo delicato quale l’occupazione del Paese da parte del blocco sovietico (ovvero solo cinque fra i paesi membri del Patto di Varsavia), necessaria ad arrestare la ventata di liberalizzazione e democratizzazione avviata con la Primavera di Praga (1968-1969), dando così inizio al periodo di “normalizzazione”.
Per assicurare una piena comprensione del documentario, la professoressa Nemčíková ha fornito agli studenti un’importante premessa storica che, partendo dal regno della Grande Moravia (IX secolo), ha toccato gli eventi cruciali per la formazione degli Stati moderni di Slovacchia e Repubblica Ceca.
Dal momento che quest’anno vi sono delle ricorrenze importanti, non potevano mancare dei focus sui momenti fondamentali della Slovacchia, dedicati alla nascita dello stato Cecoslovacco, alla Primavera di Praga e infine alla celebre Rivoluzione di Velluto. Le spiegazioni sono state corredate dalle celebri fotografie del fotografo ceco Josef Koudelka le quali, pubblicate allora sotto lo pseudonimo di PP, the Prague Photographer (“il fotografo di Praga”), mostrano al mondo i momenti appena antecedenti e contemporanei all’occupazione sovietica. Ciò che risalta in queste immagini, infatti, è il contrasto tra un’iniziale desolazione e il caos che ne scaturisce poco dopo: prima dell’invasione si intravede un orologio in primo piano che mostra sullo sfondo una città deserta, quasi surreale; nei momenti immediatamente successivi figurano dei carri armati che avanzano, tra sguardi di tristezza e di sconcerto, in mezzo ad una folla di civili.
Oltre al nome di Koudelka, sono stati molti i personaggi storici citati dalla Nemčíková: il segretario generale del Partito Comunista, nonché fautore della Primavera di Praga Alexander Dubček, il primo segretario Ludvík Svoboda, eletto durante la stagione della cosiddetta Primavera di Praga, ed il presidente Václav Hlavel, uno dei leader della Rivoluzione di Velluto. Immancabili anche le figure di Stalin e del successore Nikita Chruščëv, più moderato.
Tra le tante personalità che hanno, nel bene e nel male, lasciato un segno indelebile nella storia slovacca e ceca, assume grande rilievo la figura di Jan Palach, protagonista di Tryzna.
Il nome di questo documentario, montato e pubblicato quando Svoboda era presidente, fa riferimento a una cerimonia funebre,  quella dello studente di filosofia ceco Jan Palach, passato alla storia per essersi cosparso di benzina ed essersi dato fuoco il 16 gennaio 1969 in Piazza San Venceslao a Praga in protesta alla repressione sovietica che, in appena un anno, aveva spazzato via tutti i traguardi raggiunti dalla Primavera di Praga. La scelta estrema di Palach di farsi ‘torcia umana’ è stata al contempo drammatica e simbolica: una protesta esasperata che ha segnato lo spegnersi di una giovane vita (insieme ad altre che lo emularono successivamente), che ha tuttavia rappresentato l’accendersi della coscienza del popolo cecoslovacco che non è rimasto insensibile alla fine atroce dello studente, morto dopo tre giorni di agonia.
Il documentario riprende le immagini originali delle giornate immediatamente successive al suo sacrificio, descrivendo le tre colossali marce funebri nelle città di Praga, Bratislava e Brno, gli scioperi della fame attuati dagli studenti universitari e le testimonianze del popolo che, nel loro insieme, costituiscono le uniche voci narranti del documentario.
Si tratta di testimonianze che colpiscono e che hanno dato luogo a un momento di riflessione collettiva appena dopo la fine della proiezione. È proprio attraverso la voce di un intervistato che gli studenti trovano nel drammatico gesto di Palach un monito importante, un messaggio sempre attuale in cui si condensa l’importanza della storia passata come chiave di lettura per quella presente e futura: “Non è morto perché la gente vivesse, ma perché si rendesse conto di come si stava vivendo“.

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